SAN COLOMBANO

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Un santo europeo

San Colombano, definito da Papa Benedetto XVI “santo europeo” per il suo operato e per la precoce consapevolezza dell’unità culturale europea, è una figura centrale del monachesimo occidentale.

Irlandese, nato a metà del VI secolo, partì dalla terra natìa insieme a dodici monaci per portare la parola Dio nel continente europeo, giungendo sino a Bobbio, nel Nord Italia, dove morì all’età di 73 anni.

Durante il lungo viaggio, compiuto tra i cinquanta e i settanta anni , affrontò  numerose peripezie,  si confrontò con i più noti personaggi della sua epoca e assieme ai suoi compagni fondò diversi monasteri in Europa.

Formazione e vita monastica in Irlanda

Nato tra il 540 e il 543 nella cittadina di Navan, da una famiglia relativamente benestante , fu presto avviato allo studio delle arti liberali. All’età di quindici anni decise , contro il volere della madre, di ritirarsi a vita religiosa e si trasferì nel monastero di Clinish Island -Cluane Inis in gaelico-, dove, accolto dall’abate Sinell, approfondì lo studio delle Sacre Scritture. Compiuti i vent’anni decise di entrare nel monastero di Bangor, nell’attuale Ustler, presso l’ abate Comgall, un monaco di grande zelo religioso, severissimo e fermo sostenitore della disciplina ascetica e dei principi di mortificazione corporale. Durante i numerosi anni trascorsi a Bangor, Colombano abbracciò totalmente l’ideale ascetico, conducendo una vita di preghiera, studio e penitenza. Giunto alla piena età adulta, manifestò il desiderio di intraprendere la peregrinatio pro domino, ovvero una missione con scopo evangelico, pratica molto diffusa nella tradizione monastica celtica;  nel 590 circa si mise in viaggio diretto verso il continente europeo, lacerato dalle invasioni barbariche.

Il viaggio

Lasciato il monastero di Bangor, San Colombano e i compagni giunsero verso il Sud dell’Irlanda, dove si imbarcarono, diretti verso la sponda britannica. Alcune tracce fanno pensare che il primo approdo fu a Bristol dove, nei pressi di Cheddar Gorge, attualmente si trova una cappella dedicata a San Colombano; altre ipotesi parlano invece della costa della Cornovaglia. Dopo alcune tappe in Inghilterra, la missione proseguì in Gallia dove la vita religiosa era pressoché estinta. Diversi indizi indicano come luogo dell’approdo Cancale, nel golfo di  Saint-Malò: sul luogo è stata innalzata una croce in stile irlandese che reca inciso il nome di Colombano e nei pressi esistono le cittadine di Saint Columb e Ermitage, segno del suo passaggio presso quei luoghi.

Durante l’itinerario verso Rouen, resosi conto della situazione in cui versava la Gallia, tra lotte interne, culti pagani, e degenerazione dei costumi, Colombano decise di dare sede fissa alla sua opera di evangelizzazione, fondando tre monasteri: il primo fu eretto ad Annegray; il secondo, resosi necessario per ospitare il grande numero di pellegrini e discepoli accorsi, fu eretto sulle rovine della città termale di Luxeuil ed infine il terzo, poco distante, a Fontaines. Per conferire un’organizzazione definita alla nuova congregazione religiosa, Colombano scrisse il Paenitentiale e la Regula, i cui principi basilari erano la preghiera, il lavoro e lo studio quotidiano; per questo nei monasteri vennero fondati scriptoria. L’ostilità dei vescovi francesi, che mal tolleravano l’autonomia dei monasteri colombaniani e i contrasti con la famiglia reale, in particolare con Teodorico II e Brunechilde, dei quali Colombano criticò aspramente i comportamenti dissoluti, portarono nel 609 al suo arresto e successivamente alla sua espulsione dalla Gallia.  Correva l’anno 610 e Colombano, insieme ai suoi dodici compagni, riprendeva, questa volta forzatamente, la vita da pellegrino. Scortati dai soldati, i monaci furono condotti sino a Nantes: da qui si imbarcarono verso l’Irlanda. Il viaggio per mare non fu facile: la nave subì un naufragio e il capitano, interpretando l’infausto accadimento come il segno di un intervento divino, decise di riportare Colombano e i suoi compagni a terra . Il gruppo, di nuovo libero, riprese il cammino  verso l’Austrasia, regno di Clotario II,  giungendo sino alla corte reale, a Soisson.  Nonostante la benevolenza del re, Colombano riprese presto il viaggio verso Sud e dalla Francia si spostò in Germania e in Austria. Attorno al 612 Colombano decise di partire alla volta dell’Italia ma San Gallo, uno dei monaci della compagnia, chiese di potersi fermare in quel luogo, dove, negli anni successivi, fonderà un’ importante abbazia che reca il suo nome, l’Abbazia di San Gallo.

L’arrivo a Bobbio

Nel 612, San Colombano  è in Italia. A Milano, allora capitale del regno longobardo, venne accolto benevolmente dal re Agilulfo, di confessione ariana ma di mentalità tollerante, e dalla moglie Teodolinda, fervente cattolica.  Agilulfo incaricò Colombano di tentare una mediazione diplomatica con il Papa per legittimare il suo regno e in cambio gli concesse di fondare un nuovo centro di vita monastica a Bobbio. La donazione è testimoniata da un documento datato 24 luglio 613. Colombano, giunto a Bobbio nell’autunno del 614, restaurò l’antica chiesa di San Pietro e vi edificò attorno il primitivo cenobio sull’esempio dei monasteri irlandesi: semplici celle in legno e paglia, una cappella per i fedeli e alcuni locali di servizio. Dopo un solo anno, Colombano morì, il 23 novembre 615, all’età di circa 73 anni. La sua tomba si trova tuttora nella cripta dell’abbazia insieme a quelle degli abati suoi successori.